Schermata di photoshop con uno scarabocchio a causa della perdita di fiducia nel lavoro del graphic designer

Frustrazioni di una graphic designer

Big Lessons By - 3 Gennaio 2017

Graphic designercreature complesse e piene di contraddizioni con un unico grande scopo: riempire il mondo di comunicazione efficace e piacevole alla vista.

La tenacia con cui i grafici si battono per l’estetica comunicativa è il loro più grande punto di forza ma anche il loro tallone d’Achille. A volte sono costretti ad abbassare la loro bacchetta magica e lazo magnetico in favore di quello che vuole il cliente, ed è proprio qui che si hanno i primi feriti.

Quando un graphic designer si approccia per la prima volta ad un nuovo progetto la sua mente brulica di idee, valori, storytelling e tante immagini belle ed efficaci. Poi arriva il project manager che in nome del marketing e della felicità del cliente inizia a colpire con ordini come “se non ingrandisci un po’ quel testo, non lo leggerà nessuno!” oppure “non abbiamo tempo, fai una grafica veloce un po’ bruttina”. Tutto questo per un graphic designer con una forte propensione creativa è davvero frustrante.

Ve lo posso assicurare perché io stessa sono una grafica.

Sviluppare un’istinto di sopravvivenza

Negli ultimi mesi i miei piani di lavoro sono stati affollati da una serie di incarichi che hanno fatto vacillare la mia forte convinzione rispetto alla progettazione visuale. Lavori su lavori da eseguire velocemente e destinati a un target indifferente al design pulito e ricercato. Gli scenari possibili erano due:

  1. arrendersi e cercare di dimenticare il buon gusto, assecondando le indicazioni del project a testa a bassa, senza dare nessun contributo dal punto di vista grafico e rischiando di perdere completamente la passione nel proprio lavoro;
  2. impuntarsi in onore del supremo ordine dei grafici puristi, obiettare tutte le richieste e non riuscire a concludere il lavoro perché non soddisfa le pretese del cliente, se pur assurde.

In quello che sembra un dilemma dilaniante, trovare un compromesso tra queste due opzioni è necessario. Sorprendentemente, col tempo è diventato anche naturale. Ciò non toglie che per un graphic designer scendere a compromessi con le richieste dei “profani” rimarrà sempre frustrante e difficile da digerire.

Detta così, il nostro lavoro sembra terribile e povero di soddisfazioni. Ma non è così, perché nonostante tutto, nonostante i paletti e i lavori poco gratificanti, c’è quel progetto su 10 che ti fa ricordare perché hai scelto la tua professione, c’è quel cliente che si affida alla tua professionalità, ti lascia carta bianca e ti dà occasione di fare davvero progettazione grafica.

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