Andrea Conti Storyteller

Perché chiunque dovrebbe scrivere

Andrea Conti Storyteller By - 11 Gennaio 2017

Quando qualcuno viene a sapere che ho pubblicato due romanzi la prima domanda che mi pone nel 90% dei casi è: “Ma tu volevi scrivere davvero un libro?”

La risposta è no. O meglio, ho maturato questo desiderio molto più tardi. Io infatti volevo solo scrivere. Potrà sembrarti che non ci sia molto differenza. In realtà credo ci sia un abisso.

La mia è sempre stata un’urgenza dell’anima. In qualche modo un processo di maieutica in cui cercavo di lessicalizzare emozioni troppo difficili da tenere dentro. In molti casi scrivere mi ha salvato.

Foglio bianco e penna.

Foglio bianco e penna su scrivania pronti per la scrittura di un romanzo

Non so dirti quante centinaia di volte mi sono messo davanti a una scrivania con l’intento di scrivere e, dopo qualche ora, il foglio era immancabilmente bianco o con poche frasi abbozzate. Ora so perchè. Perchè non volevo parlare di me, avevo paura. E cosi scrivevo cose vuote e di poco valore, magari scritte bene. Ma mancava qualcosa di fondamentale: la verità delle emozioni.

Ti è mai capitato di leggere un libro di uno scrittore famoso e pensare: questo non è stato scritto col cuore, è stato scritto solo perchè l’autore doveva per contratto. Quando ho questa sensazione chiudo il libro e passo al prossimo. Non è quello che cerco.

A un certo punto c’è stata una svolta in me, probabilmente non consapevole ma determinata dagli eventi e dall’inconscio: le emozioni dentro erano così prepotenti che se non avessi dato loro sfogo sarei esploso. Avevo 31 anni. L’anno in cui ho scritto il romanzo Tre Uomini.

Stavo perdendo tutto allora, la mia ragazza, la casa insieme, gli amici, il lavoro non andava. Non trovavo un senso profondo alla mia vita. Seduto sul divano di quella che ancora per poco sarebbe stata la mia casa, presi un quadernetto in mano sapendo che scrivere era la cosa giusta da fare.

Il dipinto Golconda di Magritte dove uomini eleganti piovono dal cielo

Golconda (1953), olio su tela di René Magritte.

Mi figurai una storia allegorica che descrivesse le mie emozioni in quel momento. Un quadro mi suggerì che storia volevo raccontare. Era una dozzinale riproduzione di Golconde, il celebre dipinto di Magritte in cui una serie di uomini identici, vestiti con abito nero e cappello nero, piovono dal cielo, sopra ai tetti di una città del nord Europa. Fissavo quel quadro senza distogliere lo sguardo. Perchè quegli uomini piovono dal cielo? Cosa vuole raccontarmi Magritte?

Così iniziai a scrivere di me, delle mie paure, delle mie emozioni, partendo semplicemente dalla storia raccontata in un quadro. Iniziai a plasmare un mondo di persone e storie in cui io ero ovunque. Nei protagonisti, negli uomini piovuti dal cielo, nella desolazione dei paesaggi, nelle fiabe e nei racconti.

“Tre uomini piovuti dal cielo. Tre uomini distesi a terra perfettamente allineati. Indossano abito nero e camicia bianca. Nessun segno della caduta sui loro corpi. Cristallizzati come in un sonno eterno”

Qui è iniziato il mio viaggio da scrittore e così si apre Tre Uomini.

Come vedi scrivere aiuta a capirti, a ordinare pensieri che dentro sono molto confusi. Se mi chiedi ora perchè scrivo la risposta è cambiata rispetto all’inicipit di questo articolo. Se volevo scrivere un libro? No, volevo solo scrivere delle mie emozioni per salvarmi.

REGOLA NUMERO UNO: PARLA DELLE TUE EMOZIONI CON CORAGGIO.

Tag:, , ,

Ti è piaciuto questo articolo?

Condividilo sui social!
Fai sentire la tua voce!