Videomaking in Cambogia, episodio tre. 7 cose meravigliose che devi conoscere se vuoi girare video in Cambogia.

7 cose meravigliose che devi conoscere per girare video in Cambogia

Simone Campanati Videomaker By Simone Campanati - 13 marzo 2017

Nel precedente articolo vi ho raccontato i disagi che ho incontrato durante le riprese del mio documentario Rice & Smile, girato a Siem Reap in Cambogia. E’ vero, la Cambogia come tante altre zone del sud-est asiatico presenta problemi di gestione da conoscere, ma come in tutte le esperienze che la vita regala, esistono i favolosi pro. Ciò che vado a raccontare oggi, sono consigli su cosa può dare gloria alle vostre riprese e cosa vivere per dare ossigeno alle vostre emozioni.

La Cambogia è un paese meraviglioso, non solo per gli amanti della storia, o per i fan accaniti di Tomb Rider (ispirato fra gli altri ai numerosi templi nella zona di Angkor Wat), ma per chiunque voglia unire al viaggio turistico, momenti di vita intensi con persone sempre disponibili e meravigliose, e soprattutto a chiunque ami inquadrare attimi emotivamente intensi.

Regola numero uno per qualsiasi videomaker, lasciatevi trasportare dalle emozioni, non fermatevi all’immensità dei templi, alla passeggiata sull’elefante, alla stretta di mano con le scimmiette, alle stranezze dei mercati, e ai ragni fritti. Andate oltre, osservate gli occhi della gente, addentratevi nei villaggi, fermatevi a parlare coi bambini, con le donne, scoprirete dei mondi ai più sconosciuti. Osate perché solo cosi avrete un ricordo indelebile di questo meraviglioso paese.

Monaco Cambogiano in piedi vicino ad una cascata.

Hai già letto il primo episodio di Videomaking in Cambogia?
– Come ho girato un documentario da solo –

La lista che leggerete ora non ha nessun tipo di ordine per scelta personale, non ho voluto dare maggiore importanza a nulla, ognuno è libero di scegliere quali sono le situazioni a cui si sente più vicino. Questo spero possa essere d’aiuto a chiunque voglia girare un video di qualunque tipo, dal video turistico fino al film documentario.

La gente

Come già dissi, il popolo cambogiano è stato per me una piacevole scoperta. Porta ancora i segni della dittatura di Pol Pot, un popolo rispettoso soprattutto verso il prossimo in maniera quasi morbosa. Mi sono sentito spesso a disagio di fronte ad atteggiamenti esageratamente servizievoli nei miei confronti, quasi fossi il loro padrone. Ho cercato di intervenire più volte su questa cosa, salvo poi rendermi conto che stavo sbagliando. Lasciateli fare, a loro fa piacere, ma di contro siate rispettosi nei loro confronti accettate e ringraziate, e se potete ricambiate il gesto, non con soldi ma con affetto, con il sorriso, con una stretta di mano, e se avete la fortuna di parlare bene l’inglese e di trovare qualcuno che lo sa, dialogate, nonostante non siano troppo loquaci apprezzeranno. Coglierete nei loro occhi una grandissima emozione nel farlo, non negheranno un sorriso, ma se dovesse mancare è perché purtroppo nella loro bocca mancano i denti.

Sono sempre pronti ad aiutarvi. Sophal un giovane insegnante della scuola di inglese dell’associazione per cui lavoravo, non si negava mai anche quando doveva fare km per portarmi un oggetto dimenticato, e il suo sorriso non lo scorderò mai e poi mai nella mia vita. I volti dei bambini e delle donne saranno ciò che di più bello la vostra camera ritrarrà, la loro espressività è incredibile.

Cercate di non abusare mai della loro disponibilità, e soprattutto tenete il più possibile chiuso il portafoglio, non fatevi tentare dalla corruzione per avere la ripresa del secolo, perché se c’è veramente una cosa che è fortemente in aumento soprattutto fra i bambini del luogo è la corruzione.

Il turismo è arrivato ovunque e diversi viaggiatori hanno abituato la gente a recitare nei loro filmini delle vacanze, in cambio di denaro, o cibo. Anche io ci sono caduto i primi giorni, poi col tempo mi sono accorto di quanto fosse un problema molto diffuso e ho rinunciato a diverse cose pur di non approffitare della situazione. Nel mio documentario potrete vedere una donazione di cibo fatta in strada ad una bimba piccolissima che aiutava la mamma a trainare un carretto pesantissimo. Quel panino era una cosa inutile per noi, è venuto naturale, così come mi è venuto naturale accendere la camera per testimoniare. Se fossi stato in vacanza, avrei spento la camera e abbracciato quella bambina e quella mamma che piangevano per un panino, ma voler testimoniare è stato più forte di me. Ma di li in poi il mio atteggiamento è cambiato. Non abusate della gente, loro non lo farebbero mai con voi. Chiedete, chiedete e chiedete hanno tanto da raccontare, soprattutto i superstiti e le numerose persone saltate sulle mine inesplose.

Tutti vi sorrideranno sempre. Chiudo questa parte raccontandovi un anedotto rimastomi nel cuore. Ho partecipato ad un funerale tradizionale cambogiano, nel momento in cui avevo un attimo di tentennamento, non volevo essere invadente ma i parenti mi hanno spinto a fare il mio lavoro, e come se non bastasse mentre la cassa veniva aperta per l’ultimo saluto, alcuni di loro scacciavano le mosche della mia testa. CHAPEAU. Grazie a tutti i cambogiani, popolo di grande cuore.

Float Village

I villaggi galleggianti sono numerosissimi in Cambogia, soprattutto sul Tonle Sap, un lago immenso la cui vista vi folgorerà gia dall’aereo in fase di atterraggio. Appena imbarcato in una delle loro Khmer Boat ho avuto la sensazione di essere nel film Banana Joe (sono cresciuto a Bud Spencer e Terence Hill quindi figuratevi quanto ero felice), ti ritrovi a pelo dell’acqua con vegetazione tipicamente esotica e la possibilità di incontrare coccodrilli. Ero esaltato. Ho dovuto eliminare il cavalletto per via delle oscillazioni della barca che creavano una vibrazione della camera piuttosto corposa e difficile da rimediare.

Vivere i villaggi galleggianti non ha niente di più e niente di meno che vedere un museo se non capisci chi ci vive dentro. Percorrete km di lago come foste a Venezia, ammirando le palafitte sbalorditi dai colori e dalla bellezza della povertà. In realtà c’è tanto li dentro, c’è gente che rischia di morire di fame soprattutto nei periodi di siccità quando è impossibile arrivare alla terra ferma e cosi quando le piogge sono talmente intense da fare esondare il lago e rendere impossibile l’arrivo di cibo. Se avete la possibilità, fermatevi con la gente. Qui porterete a casa del materiale da professionisti anche se non lo siete.

Simone Campanati videomaker tiene in mano un serpente d'acqua in Cambogia

Nel villaggio in cui sono stato io ho avuto anche la fortuna di incontrare i coccodrilli, che visti dal vero e nel loro habitat sono meravigliosi (ho pure scoperto che dormono con la bocca aperta), e per finire una signora mi ha permesso di tenere in mano un serpente d’acqua appena pescato. Come vedete se siete propositivi ci sono molte possibilità che il vostro video venga pieno di contenuti. Sul Float Village il consiglio è quello di avere sostegni stabilizzati e anche un faretto se volete entrare nelle case della gente, scordatevi la corrente.

I mercati

I mercati sono di diverso tipo, ci sono quelli stile baazar e quelli dedicati quasi solo al cibo. Il Gran Mercato di Siem Reap è un vero e proprio butta su di negozi di carattere locale e turistico. Non amo troppo riprendere queste cose che sono disposte per attrarre i turisti ovviamente, quindi nel mio viaggio ho preferito dedicarmi alla parte gastronomica. C’è da dire una cosa bella e una cosa meno bella. La prima è che sono pieni di fascino, di lavorazioni del pesce o comunque del cibo generale in maniera completamente diversa dalle nostre. Potrete trovare decine di metri di frutta colorata, manghi, papaya, e altre cose di cui forse non conoscete nemmeno l’esistenza, gente che mangia carne e pesce crudo davanti a voi come se non ci fosse un domani, e anche qualche simpatico gattino che si fa un giretto in cerca di scarti. Stranamente non ho notato topi. Il tutto però richiede uno stomaco molto forte, perché l’odore emanato è insopportabile soprattutto nella zona pesce, ammetto qualche conato la prima volta è apparso. Ho rimediato il tutto acquistando il balsamo di tigre e spalmandolo sulle narici.

Una cosa che non dovete assolutamente dimenticare di visitare sono le bancarelle delle spezie, soprattutto nei villaggi più piccoli come Puok, cosi come il Night Market di Siem Reap, un via vai di gente, luci e locali per turisti ma interessanti anche dal punto di vista scenico.

Per i videamatori sono mete interessanti, per i cineasti o documentaristi lasciano un po’ il tempo che trovano a meno che non abbiate voglia di ricercare la storia, e non vogliate alzarvi al mattino alle 3 per vedere l’arrivo della merce e la contrattazione, vedrete anche bambini effettuare lavori faticosi, o lavori che neanche ti aspetti possano esistere, come lo svuotamento dei cocchi per realizzare contenitori e ciotoline.

Fauna e Flora

Quando sai di partire per paesi come la Cambogia le prime suggestioni che ti assalgono riguardano l’ecosistema. Inizi solitamente a guardare guide e foto, a sognare i paesaggi immortalati dai grandi fotografi, la mente viaggia e inizia la fase di meditazione e rilassamento ben prima di atterrare in loco. E tutto ciò che hai assorbito diventa realtà, perché effettivamente i paesaggi in Cambogia sono qualcosa di estremamente rilassante.

Contadino lavora in una risaia in Cambogia.

Come gia detto quando vi imbattete in giornate uggiose, i colori non sono il punto di forza di questo paese, ciò che predomina è il verde delle risaie (che troverete ovunque), il marrone delle palafitte, il grigio del cielo e il rosso della terra battuta delle strade. Ma appena il sole inzia a farsi largo, tutto si rianima. Un consiglio che do solo ai veri cultori del video è di addentrarsi nelle vie interne che dalle provinciali portano ai villaggi. In particolare una che non mi sento di spoilerare qui per non renderla troppo commerciale (chiunque fosse interessato può contattarmi alla mail simone@bigrocket.it) e soprattutto perché non ne conosco minimamente il nome. Abbiamo dato un nome d’occasione a questa zona perché poco importava conoscerne la parte materiale, ma ci interessava l’essenza che emanava. Qui ho girato buona parte del mio documentario, perché qui è nata l’idea di Associazione, qui si trova tutto, risaie a iosa, un fiume nel quale i bambini si tuffano ogni giorno, i bufali cambogiani che passeggiano liberi, insieme a mucche talmente magre da sembrare cavalli. Chioschetti che vendono cibo come pannocchie, pollo, bibite e benzina nella bottiglie della coca cola.

E poi ci sono i villaggi, pieni di gente pronta ad aprire le proprie case. In questo posto penso di aver portato a casa la ripresa a cui sono più legato. Il mio protagonista Sergio Casabianca, racconta il suo progetto, parlandone con una cambogiana proprietaria di un chioschetto, sullo sfondo una distesa di risaie, migliaia di papere sgambettanti, palme a coprire il sole che sta calando, e qualche nuvola che sembra essere stata appoggiata lì cosi per abbellire la composizione. Non sono stato molto fortunato perché ancora i fior di loto non erano aperti, ma se capitate nella stagione giusta avrete sicuramente fatto bingo.

Poi c’è la giungla che non sto neanche a spiegare, perché ha un fascino veramente difficile da raccontare a parole, e perché la mia attenzione era ampiamente rivolta ai rami, alla ricerca di animali che mi avrebbero affascinato e spaventato nello stesso momento: i serpenti e i ragni. Di ragni ne ho visti ma non enormi, mentre per i serpenti sarò più “fortunato” la prossima volta. Comunque mi hanno raccontato che esistono anche i cobra, quindi se vi interessa, informatevi su come fare per vederli, ma non è semplice.

Il mio progetto non prevedeva incontri particolari, ma in tutto questo sono riuscito a cogliere che gli elefanti vengono usati per il trasporto dei turisti, quindi li potete vedere camminare in mezzo a i templi. Le scimmie sono simpatiche e pericolose, a me ad esempio una scimmiettina ha tirato una pigna enorme. Per il resto sono molto disponibili, si fanno fotografare e riprendere, e porterete a casa immagini molto divertenti.

Se siete fortunati poi potreste imbattervi in allevatori di papere che fanno sgambettare migliaia di paperelle per le strade, una delle cose più divertenti in assoluto. Infine, se le mucche sono magre come cavalli, i maiali invece sono ampiamente imbottiti e hanno dimensioni stratosferiche. Non posso chiudere senza citare le farfalle, sono enormi e colorate e se siete degli esperti videomaker avrete qualcosa da mostrare con orgoglio.

Leggi anche l’episodio precedente di Videomaking in Cambogia:
7 difficoltà che devi conoscere se vuoi girare un video in Cambogia

I templi

Non voglio dilungarmi sui templi perché sono quanto di più conosciuto esiste in Cambogia, ce ne sono centinaia dai più famosi come Angkor Wat e Bayon, ai più piccoli ma comunque meravigliosi. Io personalmente ho preferito i più piccoli.

Il mio consiglio è quello di farsi prima un giro turistico per capire che cosa può interessare, perché il rischio è quello di farsi attrarre da ogni elemento. Nel mio piccolo posso dirvi che non potete rinunciare ad inquadrare Angkor Wat dal ciglio del lago all’interno, è un po’ una cartolina ma è unico. Non mi soffermerei più di tanto però, perché Angkor Wat è già molto conosciuto e raccontato. Voglio citarvi invece Bayon e Ta Prom. Il primo è il tempio dei 200 volti, vi sentirete osservati da ogni lato, e l’unico modo per sconfiggere questo imbarazzo è accendere la camera e contrattaccare. Sarete comunque circondati da giapponesi, a volte con attrezzatura che vi farà impallidire. Ta Prom, è il tempio dei cultori di Tomb Rider, quello per esattezza sovrastato dalla vegetazione. Poi c’è ne uno lontano 16km dal centro di Angkor ma che vale la pena vivere, è il Banteay Srei, è un tempio indù rosa, con rilievi in pietra molto fini, definiti i più belli del mondo. Prendete una bicicletta o un tuk tuk e immergetevi come se non ci fosse un domani. Se riuscite ad attendere il tramonto o a svegliarvi cosi presto da osservare l’alba ne vedrete delle belle.

Bene o Male?

Ho pensato molto a come affrontare questo discorso e ho pensato di intitolarlo così come il mio grande dubbio. Sì, perché ciò che vi sto per raccontare l’ho vissuto intensamente con molta tristezza, quindi male, ma ho pensato che fosse un bene raccontarlo e che fosse una di quelle cose che un documentarista mette nella lista delle cose buone da raccontare ai fini del prodotto. Come in tanti posti nel mondo ci sono differenze sociali enormi, che spesso si trovano ad interfacciarsi anche solo a livello strutturale, in modo molto ravvicinato.

Pensate al Brasile, alle famose favelas, iniziano là dove finiscono i quartieri lussuosi e spesso vivono braccio a braccio. Ecco, in Cambogia questo aspetto è meno allocato e forse proprio per questo molto più evidente. L’aspetto che più mi ha colpito è quello ospedaliero. Esistono ospedali per bambini malati di aids, i cui genitori aspettano il loro turno in fila, all’aperto seduti in posti che sembrano fermate d’autobus e credetemi sono tanti quelli in attesa; purtroppo l’aids è ancora una delle maggiori cause di morte dei bambini in Cambogia. Ecco pensate a questo posto e a questa situazione, e provate ad immaginare a destra e a sinistra di questa struttura cosa potete trovare. Se non riuscite ad immaginarlo ve lo dico io: due alberghi di lusso 5 stelle superior, dei quali non citerò il nome. Ecco ora potete capire il mio dubbio, è o non è un elemento da inserire nelle 7 cose belle da sapere? Moralmente no, dovrebbe essere accusato, ma penso sia un bene per chi vuole raccontare, accusare o semplicemente affrontare attraverso il video, il documentario. Non so cosa ne pensa la gente cambogiana, forse la vive con indifferenza questa cosa, anzi sicuramente la vive con indifferenza, perché probabilmente quei due colossi fanno economia, portano turisti facoltosi e magari soldi per le cure. Ma penso che sia uno degli aspetti molto importanti da raccontare.

Pagode, Monaci e Villaggi

Ho lasciato per ultime queste tre cose e le ho unite perché nel mio viaggio sono state una la conseguenza dell’altra. Non vi parlerò del lato religioso, non conosco assolutamente questo aspetto, ma vi racconterò la mia esperienza, fingendo che possa essere uguale per voi in qualsiasi pagoda capitiate nel vostro viaggio.

Ho avuto la fortuna di conoscere Kah, un monaco giovanissimo, 26 anni, di una pagoda fra Siem Reap e Puok. Il fascino che coglie un occidentale di fronte alle pagode è dato da diversi fattori, sia architettonico-strutturali che umani. Ecco io ero attratto dai secondi. Volevo capire come vivono i monaci, chi sono, cosa si nasconde dietro a quella kesa (la tonaca buddhista). Ho vissuto troppo poco per capirlo, mi è bastato però per capire che tranne il modo di pregare, tranne ciò in cui si crede e come lo si applica nella vita, il concetto strutturale è lo stesso. La pagoda è la chiesa, i monaci sono i preti, i villaggi sono la comunità. In Cambogia come in Italia la pagoda come la chiesa è un fulcro, la differenza maggiore è che qua tutti pregano ogni giorno, tutti sono attenti agli insegnamenti.

Persone raccolte davanti ad una pagoda durante cerimonia funebre in Cambogia. Persone raccolte davanti alla pagoda di Siem Reap durante una cerimonia funebre.

Nella pagode troverete momenti di preghiera che non potete assolutamente perdere, cerimonie funebri che sono feste (ci hanno invitato pure al ricevimento post funerale, nonostante fossimo emeriti sconosciuti). I monaci sono come amici sempre attenti al prossimo, e soprattutto hanno più cose da raccontare di qualsiasi altra persona al mondo. I villaggi circostanti dipendono molto dalla pagoda. Entrate nelle pagode, fatevi amico un monaco (la maggior parte parla inglese) e cercate di farvi vivere i villaggi. Le storie più belle si nascondono lì.

Prima di chiudere voglio raccontarvi di un posto del quale non conosco il nome ma che deve assolutamente essere visitato fin da subito al vostro arrivo perché influenzerà molto la vostra visita in Cambogia. Non so dirvi dove si trova dovrete chiedere in zona. Posso dirvi solo che è a metà strada fra Siem Reap e Puok. Dovrete addentrarvi per strade fangose fino a raggiungere una zona fluviale. Qui troverete centinaia di ragazzi che ogni giorno si ritrovano per fare il bagno vestiti nel fiume che scorre nella giungla e sfocia in un lago che sulla cartina non so neanche se esiste, mentre sul posto stesso sembra enorme. E’ un quadro indicativo, di come amano divertirsi con poco; lasciatevi trasportare, magari con una go-pro o uno scafandro per telecamera, perché vi bagneranno, sorrideranno e vi faranno sentire uno di loro, poi camminate scalzi nel fango e sedetevi ad assaggiare qualche cosa appena cotta sulle griglie delle bancarelle adibite nei chioschetti d’occasione. Ah! Non stupitevi se qualche motore con 3 o 4 persone attraverserà il fiume mentre fate il bagno, la Cambogia è anche questo.

Hai già letto il primo episodio di Videomaking in Cambogia?
– Come ho girato un documentario da solo –

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